Cinque incontri, a cura di e con Nicola Feninno, per cinque testi costruiti, in modi diversi, sul crinale tra realtà e finzione.

lunedì 22 aprile h 18
Emmanuel Carrère, Propizio è avere ove recarsi (Adelphi)
«Propizio è avere ove recarsi» è una delle risposte che fornisce, quando lo si interroga, l’I Ching, l’antico libro oracolare cinese. Seguendo questa preziosa indicazione, Emmanuel Carrère è partito innumerevoli volte, con una meta e uno scopo sempre diversi. Negli stessi anni faceva anche altri viaggi, per così dire, attorno alla sua mente: inventando soggetti di film che non avrebbe mai girato, riflettendo sul proprio modo di fare letteratura, scoprendo libri folgoranti o rileggendone altri immensamente amati. Questo, e molto altro, è ciò che troviamo nei testi qui raccolti, molto diversi tra loro eppure legati da un tono riconoscibilissimo e peculiare: una fondamentale via di accesso al laboratorio dell’autore e un appassionante autoritratto involontario.

lunedì 6 maggio h 18
Filippo Tuena, Ultimo parallelo (il Saggiatore)
Dopo una prima uscita per Rizzoli nel 2007, è stato ripubblicato da il Saggiatore nel 2021. Al centro delle vicende c’è la spedizione del capitano Scott e dei suoi compagni, nel 1912, decisi a essere i primi uomini a raggiungere il Polo Sud. A raccontare questa storia vera è “l’uomo in più”, un narratore che è quasi un fantasma.

lunedì 20 maggio h 18
Clara Usón, La figlia (Sellerio)
Uscito nel 2013 per Sellerio, il romanzo ha al centro la storia di Ana, una ragazza modello, orgoglio di suo padre, che è il generale Ratko Mladić, criminale di guerra, tra i principali responsabili degli orrori della pulizia etnica in Bosnia e del massacro di Srebrenica. Un originale ibrido di romanzo e documento, che unisce il rigore dell’indagine e l’arte della narrazione.

lunedì 3 giugno h 18
Joan Didion, Verso Betlemme (il Saggiatore)
Pubblicata nel 1968, questa raccolta di una ventina di reportage è ormai un classico. Tutti i pezzi sono concentrati su un periodo decisivo per la storia degli Stati Uniti (dunque, di rimbalzo, anche per la nostra): quello degli anni Sessanta, del sogno del Flower Power che si disgrega. Come fa Joan Didion a rendere universale anche il racconto della cronaca?

lunedì 10 giugno h 18
Zvi Kolitz, Yossl Rakover si rivolge a Dio (Adelphi)
Un libro estremamente problematico, e interessante. Il confine tra realtà e finzione, oltre che franoso, è anche molto pericoloso: in questo testo è più evidente che mai. Si tratta di un racconto, che finge di essere un testamento ritrovato di uno dei 13mila ebrei uccisi nel ghetto di Varsavia, in seguito alla loro ribellione. Per un equivoco storico (raccontato nella prefazione) il testo è stata a lungo considerato una testimonianza autentica. Anni dopo, il filosofo ebreo Emmanuel Lévinas ebbe a dire che questo testo è «vero come solo la finzione può esserlo». Un cortocircuito su cui ci concentreremo.

 


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